I L      C A R A B I N I E R  E                            

                                                                                                            ( TRATTO    DAL  MEDESIMO  GIORNALE   PUBBLICATO  NEL  1948 )

 R I T O R N O
          A   L   L   A

 IN  MEMORIA   DELLE   MEDAGLIE  D’ORO VITTORIO MARANDOLA,   ALBERTO LA  ROCCA   E   FULVIO   SBARRETTI

T  E  R  R  A
N A T I A

         ..... A        F I E S O L E

IL 14 u. s., alle ore 11, il popolo del ridente comune di Fiesole è accorso al suo tranquillo campo­santo per onorare, con estremo saluto, le salme dei tre carabinieri eroicamente caduti sotto i mitra tedeschi nel lontano 12 ago-sto 1944.

I nomi di Vittorio Marandola, Alberto La Rocca e Fulvio Sbarretti non saranno dimen­ticati dai fiesolani, i quali devono al muto sacrificio di questi giovani la salvezza di dieci paesani già inesorabilmente condannati dalla sbirraglia germanica.

Alla presenza dei familiari e delle autorità convenute da Firenze e da Fiesole e di numerosi pietosi del luogo, le tre bare contenenti i gloriosi resti dei tre Caduti sono state riesumate dalla terra per poter ricomporre le salme in tre nuove e più dignitose casse. Muto e commosso, il popolo fiesolano ha assistito alla esumazione dei « suoi » morti, suoi perchè i tre carabinieri ap­partengono ormai alla gente che essi seppero difendere fino all’estremo sacrificio. 

        Quindi le salme sono state portate alla antica basilica di Fiesole. 

Precedevano, recate a braccia da nostri militari, numerose, bellissime corone, fra cui spiccavano quelle inviate, per ogni Caduto, dal Comando Generale dell’Arma. Seguiva il   picchetto d’onore fornito dal Battaglione Mobile Carabinieri di Firenze. Venivano portati pietosamente a spalla dai commilitoni, i tre feretri seguiti dai familiari e quindi il gonfalone del comune di Fiesole, col Sindaco e una rappresentanza municipale e il gruppo delle autorità, tra le quali il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Firenze, Gr. Uff. Mele, il Prefetto, dott. Pavone, i rappresentanti del Primo Presidente della Corte di Appello, del Presidente del Tribunale Civile e Penale e del Procuratore della Repubblica, il Comandante del Presidio Aeronautico, col. Giovanni Padua, il Comandante della Legione Guardia di Finanza, colonnello Amoretti, il ten. col. Mezza Ispettore del Corpo delle Guardie di P. S. per la Toscana, il prof. Sorani, già comandante della Brigata Partigiani « V », cui appartenevano i tre Caduti, e moltissimi ufficiali della Scuola Centrale e della Legione Carabinieri.

 

        

Deposti i feretri nella cattedrale, affollata di pubblico, il Vescovo di Fiesole, che le spoglie mortali dei Fiesole, Monsignor Giovanni Giorgis vecchio e valoroso cappellano Alpino nella prima guerra mondiale, ha celebrato, attorniato dal capitolo metropolitano le esequie  solenni ed ha pronunciato, con voce commossa, un breve discorso. 

Terminata la cerimonia, i feretri di Vittorio Marandola e di Alberto La Rocca sono stati posti su di un autocarro della Legione di Firenze che subito dopo, tra due ali di folla ,muta e reverente, ha lasciato la cittadina diretto a Cervaro e a Sora, paesi di origine dei due martiri.

La salma del carabiniere Fulvio Sbarretti, invece, è stata nuovamente tumulata in uno speciale loculo del cimitero di Fiesole, in attesa di essere trasportata a Nocera Umbra, ove i concittadini stanno erigendo un monumento alla loro Medaglia d’Oro.

 

              Nella foto il Corteo in partenza da Fiesole

 

    ...... A   SORA               E       A    CERVARO

      

         15 febbraio 1948. Sora, Cervaro. Due cittadine della provincia di Frosinone, di quella forte terra del Lazio che conobbe il martirio della guerra combattuta, sono oggi spiritualmente unite in un’appassionata trepida attesa. Attendono, con commosso orgoglio, che le spoglie mortali dei due eroici loro figli, Carabinieri Alberto La Rocca e Vittorio Marandola, tornino alla terra che li vide e li nutrì fanciulli. Ecco il brunito autocarro militare, che da Fiesole - ove si compì il sublime sacrificio- trasporta le salme eroiche sta per giungere, arriva, si ferma con uno stridore di freni. Un attimo di commozione intensa.

  

    benedizione della  salma dell'eroe nel cimitero di Cervaro 

  

  Arrivo del Feretro in Cervaro paese natale di Vittorio

 

     Un ordine breve e presentano le armi, rigidi e fieri, i carabinieri dei picchetti, schierati a  rendere agli Eroi  le estreme onoranze.

   Solenni, elegiache, si elevano le note della « Canzone del Piave ».

   Quattro camerati, con reverente premura, quasi come per un ideale abbraccio, prendono le bare, che appaiono, ora, nitide, nella loro semplice, austera sagoma, sotto il sole.

     Analogo è il rito di amore che accoglie ciascuna delle vostre spoglie mortali in Sora e a Cervaro, così come uguale fu il vostro sacrificio, Alberto La Rocca e Vittorio!

     Perchè insieme battono, per voi, nelle due cittadelle, i cuori di coloro che sono convenuti a darvi l’estremo saluto.

     Ecco, si compongono i cortei. Precedono i picchetti armati, seguono le corone di fiori portate a braccia. Sono i fiori dei vostri congiunti, sono quelli offerti dalle legioni carabinieri in cui serviste, dei municipi in cui aveste i natali, dei vostri camerati in armi ed in congedo.

Le bare, portate a spalla dai Carabinieri orgogliosi del privilegio, lentamente si muovono.

Le fiancheggiano i militari in grande uniforme, le seguono i congiunti in gramaglie, autorità, associazioni e sodalizi.

Ma non è mesto il corteo che si snoda per le silenti vie delle due cittadine, fra due ali di popolo.

Qualcosa di eroico aleggia e s’innalza, insieme con l’epica (Canzone del Piave », dalla linea semplice e severa delle bare e sembra fluttuare nell’aria tersa del mitissimo mattino d’inverno.

 

 

 

     E’ il ricordo del vostro sacrificio. E’ il ricordo di quella ormai lontana giornata del 1944 in cui vedeste innalzare verso di voi, imploranti, le braccia delle spose e delle madri, perchè la strage dei dieci ostaggi non fosse consumata.

E voi donaste, con Fulvio Sbarretti, la vita e li salvaste.

Depongono i camerati le bare al centro delle ampie navate dei templi.

Intorno, reverenti e raccolti, autorità e popolazioni le circondano.

Officiano S. E. Fontevecchia, Vescovo in Sora e Monsignor Testa, in Cervaro.

Benedicono, i ministri di Dio, le anime degli Eroi e appena qualche singhiozzo dei congiunti rompe il religioso mormorare delle preci.

Si ricompone il corteo e ancora, portate a spalla dai camerati vieppiù commosi e pensosi, le bare riprendono la via che le porta all’ultima dimora.

Qui il sindaco di Sora legge, con voce commossa alla folla fattasi immota ed attenta, la motivazione con cui venne, concessa al carabiniere La Rocca la Medaglia d’Oro.

A Cervaro il dott. Fargnoli rievoca, in efficace sintesi, il glorioso episodio e il comandante della Legione del Lazio, Colonnello Luca, esalta, con alata parola, la   nobilissima figura del carabiniere Marandola.

Carabiniere Alberto La Rocca, Carabiniere Vittorio Marandola: il vostro estremo viaggio è compiuto, dormite, nella vostra terra natale, l’ultimo sonno!

Vegliano le vostre anime immortali lo spirito riverente di tutti i vostri camerati, la gratitudine imperitura di quelli a cui morendo salvaste la vita.