Vittorio MARANDOLA nella storia

Questo fu il destino di un giovane Carabiniere.

Da umile è divenuto  un Eroe.

La vita di Vittorio Marandola, ricordata con un segno tangibile, la medaglia d’Oro, è tornata a risplendere, ha avuto il giusto riconoscimento dopo la morte.

Possiamo così dire che Egli non è morto, perché vive nella mente di tutti: il suo sacrifico viene ricordato con monumenti, con intitolazioni di piazze e di strade e con colonnine a metà ad indicare la sua morte prematura e la sua vita vissuta interamente per l’ideale, per il servizio e per l’eroismo.

Anche le massime autorità militari, sensibili all’eroismo del nostro Carabiniere. hanno voluto renderqli onori ed additarlo quale fulgido esempio di dedizione al servizio della Patria.

Lo Stesso Generale Rambaldi, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, in occasione del 35° anniversario dello storico evento bellico del 1943, inaugurando a Mignano di Montelungo il monumento eretto alla memoria del nostro Eroe, diceva: « Al Carabiniere Vittorio Marandola, Medaglia d’Oro al V. M., nativo di Cervaro che il 12 agosto del 1944 per salvare 10 ostaggi civili prigionieri dei Tedeschi si consegnò a Fiesole, insieme ad altri commilitoni, al plotone di esecuzione

Il sublime atto di altruismo del nostro Carabiniere ha spinto inoltre gli Insegnanti della Scuola Elementare di Foresta ad organizzare, con i loro allievi una rappresentazione teatrale, per far rivivere con vivo senso di partecipazione e di commozione, il dramma del momento fatale.

Numerosi monumenti e cippi marmorei, siti nel territorio

di Cervaro, ricordano questo giovane figlio.

Un monumento che raffigura un uomo che impavido offre il suo cuore e il suo petto alla Patria, è stato curato dalla fucina V. De Pcmpeis di Napoli ed allestito nel 1968 nell’interno della Villa Comunale, in Piazza V. Emanuele.

Degno di nota è anche il cippo marmoreo collocato all’inizio della strada « Macerine », ora chiamata Mcdaglia d’Oro per Suo merito, strada che conduce alla casa natale dell’Estinto; è stato curato dal sottoscritto e inaugurato nel 1978.

Presente alla cerimonia, c’era tra gli altri anche il Sindaco di Fiesole, Adriano Latini, che nel suo intervento ebbe a dire:

« Questa dolorosa circostanza è per noi tutti motivo di riflessione perché sappiamo quanto è insostituibile, in ogni momento della nostra vita, la presenza, l’impegno di uomini come Vittorio Marandola ».

Fiesole ha accolto la grande lezione del Marandola, dello Sbarretti e di La Rocca: in loro onore ha dedicato una lapide presso il palazzo Comunale e un monumento nel Parco della Rimembranza, che un maestro fiesolapo ha voluto raffigurare quale orrida tenaglia che inutilmente cerca di avvinghiare la fiamma che arde nel centro. « La fiamma di Fiesole. cittadini di Cervaro, è la fiamma di umanità. di giustizia, di forza e di fede del nostro Eroe. Siamone degni eredi ».

Come innanzi ho accennato. le spoglie di Vittorio Marandola furono poste accanto a quelle dei suoi genitori.

Da qui nacque, negli amministratori e nei cittadini, l’esigenza di porre in un sacello, realizzato attiguo alla Chiesa del Cimitero.

Il mio impegno portava a compimento il progetto, sicché il giorno 23-4-1982 stabilivo, di concerto con l’Arma dei Carabinieri, il solenne rito di traslazione dei resti.

Fin dal primo mattino del 23 aprile una folta partecipazione affollava il Cimitero, anche le autorità scolastiche delle locali scuole Medie ed Elementari avevano provveduto a che i bambini si collocassero in religioso silenzio attorno al sacello dell’Eroe.

Nell’attesa della scienne cerimonia molti si erano recati presso le tombe dei loro cari per rendere omaggio alle persone amate, forse non tutte ricordate alla stregua di Vittorio, ma tutte generose, come ogni buon figlio di Cervaro.

Puntuali giunsero le autorità nella piazza principale: l’On. Bartolo Ciccardini, Sottosegretario di Stato alla Difesa; il Generale Domenico Paladino, in rappresentanza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri; i Sindaci delle zone Vicine, il Sindaco di Fiesole, militari, Associazioni Combattentistiche, Associazione carabinieri in congedo ecc...

Presso il cimitero il Parroco Don Ludovico Marandola officiò la S. Messa e nella omelia ebbe parole di vivo riconoscimento per il nostro Vittorio.

L’On. Ciccardini, dopo una breve rievocazione delle vicende belliche, rivolse ai giovani l’invito al senso del dovere e ad aborrire la violenza; un pensiero commosso egli rivolse a tutti i morti di Cervaro posti nel nostro cimitero.

Il generale Paladino, nel suo vibrante discorso, volle significare che la cerimonia assurgeva ad epopea nazionale, al pari di quella di Fulvio Sbarretti, di Alberto La Rocca e Salvo D’Acquisto.

Terminata la cerimonia, i convenuti si recarono presso la Stazione Carabinieri per l’intitolazione della Caserma alla Medaglia d’Oro Vittorio Marandola.

A conclusione di questo breve trattato, unitamente a tutti I cittadini di Cervaro, desidero dedicare ai tre Eroici Carabinieri la seguente preghiera:

« Chiediamo a Dio, fonte di speranza, di irradiare di luce e di progresso il destino dell’Italia, nella gioia di una vita serena e pacifica, nello sviluppo di un progresso che assicuri lavoro e giustizia ad un mondo che non può estraniarsi dalle fondamentali risorse che nascono dal sacrificio e dall’eroismo. Rivolgiamo alla memoria del Nostro Caduto, insieme a Fulvio Sbarretti e Alberto La Rocca, I nostri sentimenti di gratitudine per l’esempio che il loro sacrificio rinnova perché

                                  I VIVI SIANO DEGNI DEI MORTI

e perché l’Italia tragga dal loro esempio la certezza del nostro avvenire ».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                      
                                             
   

                   

                                                                                                   
                                            

                                             

 
             

           

 

 

 

 

 

        
 

        I   FIESOLANI  CHE   VITTORIO  SALVO'

                 (  CON   SBARRETTI   E   LA   ROCCA )