LA  STORIA  DI  ALBERTO  LA  ROCCA:    
 

 

                         

                        Ricordando Alberto La Rocca

                                       1924

 

Alberto nasce a Sora, nella casa sita in via Campopiano 42, e non esistono fotografie dell’abitazione risalenti a tale periodo. Il disegno che segue scaturisce dal ricordo d’infanzia della nipote Gina rielaborato dall’artista Maria Grazia Giovannelli.

 

Il piccolo Alberto arriva alle sei pomeridiane di mercoledì 30 gen­naio; nono tra gli undici figli dei coniugi Vincenzo e Filomena La Rocca, ha per fratelli maggiori:

Francesco, Restituta, Attilio, Pasquina, Luigi, Ma­ria, Gaetano Pasquale e Giuseppe. Dopo di lui nasceranno Angelo e Vincenzo Mario.

Attualmente la casa, che è stata ampiamente modificata, è abitata dai fratelli Luigi e Giuseppe. 

 Alberto è battezzato il 02 febbraio da Don Vincenzo Conte, curato della chiesa di Santa Maria Assunta: Fanno da Padrini i Signori Bartolomeo Cirelli e Assunta Mosticone, come si desume dall’attestato di Battesimo.

                                                     

 

                                        Ricordando Alberto La Rocca

                                                               1925

 Alberto cresce bello e vivace nella numerosa famiglia che attende al duro lavoro dei campi.

                                       

È del 1925 la foto del maestro Giovanni Sangermano ritratto con il gruppo dei suoi numerosi alunni. Nelle classi IV e V elementare Alberto avrà una guida preziosa in tale encomiabile insegnante.

 

                                           Ricordando Alberto La Rocca

                                                                1926

      Il 12 di agosto nasce Angelo, il penultimo figlio dei coniugi La Rocca. Nonostante le varie difficoltà dovute alle esigenze di una famiglia numerosa e alla lunga crisi economica nazionale, tutti i figli ricordano che in casa c’era molta allegria.

I loro giochi d’infanzia sono oggi quasi completamente spariti, giocavano generalmente a “lippa”, a soldi, a pallina di vetro, a nascondino, a cerchio, a “strummele” e a bottoni.

                                      

Il gioco della “lippa” (in alto a sinistra) consiste nel far saltare un pezzo di legno appuntito alle sue due estremità, battendolo con un bastone e percuo­tendolo poi in volo per mandarlo il più lontano possibile. Il gioco dello “strummele” (a destra), consiste nel arruotare una specie di trottola messa in moto tirando uno spago che l’avvolge completamente.  Il gioco del “nascondino” che è il gioco tipico dell’infanzia di ogni tempo.

 

                                       Ricordando Alberto La Rocca

                                                             1927

 

     I ragazzi La Rocca crescono in armonia in un gran senso dell’ubbidienza: infatti non possono permettersi capricci sia per l’educazione severa impartita dai Genitori sia per per i tempi duri dovuti alla lenta ripresa economica del paese; in attesa e nella speranza di un’occupazione sicura. Essi lavorano nel campo di loro proprietà oltre il torrente “Lacerno “ che scorre vicinissimo alla propria abitazione.

Francesco dapprima e Alberto poi, avranno la fortuna di uscire dalla condizione di agricoltori arruolandosi nell’Arma dei Carabinieri.

               

 

                                Ricordando Alberto La Rocca  

 

                                                    1928 

 

 

 

Alberto, chiamato in famiglia Umberto, il venerdì Santo veniva vestito da “ angioletto “ .

Era davvero bellissimo con il suo visetto tondo e gli occhi buoni vederlo seguire la solenne processione che partiva dalla chiesa di S. Spirito e che in quegli anni si teneva dalle 10,30 alle 12,00 del mattino.

 

 

          

 

 

                               Ricordando Alberto La Rocca  

 

                                                   1929

 

Papà Vincenzo muore di broncopolmonite e due mesi dopo nasce Vincenzo Mario, l’ultimo dei fratelli La Rocca 

 

 

                                        

 

                             

                                 Ricordando Alberto La Rocca  

 

                                                     1930

 

Alberto ha se anni e frequenta la classe prima nella scuola elementare di Campopiano, vi resterà fino alla terza con l’insegnante Elvira Simoncelli


                       

                                       Ricordando Alberto La Rocca

                                                             1931

      Alberto frequenta presumibilmente la classe seconda; quasi tutti i fratelli La Rocca hanno frequentato la stessa scuola con la stessa maestra, Elvira Simoncelli, che è impegnata didatticamente in una pluriclasse, con alunni della prima, seconda e terza elementare. Nella scuola rurale di Campopiano, abbastanza isolata, l’insegnante spesso usufruisce dell’ abitazione annessa all’edificio scolastico, perché mancano i mezzi di trasporto per il ritorno in città. Nel sorano, sono diverse le sedi in periferia dove lo Stato provvede a tale necessità, come risulta dal seguente articolo di Ferdinando De Angelis (da “Note Illustrative sulla città di Sora”, 1934).

 “...degli edifici rurali sono stati costruiti a spese dello stato (provvi­denze a favore dei Comuni, danneggiati dal terremoto del 1915) quelli del­le contrade: Agnone, Compre, Quercia, San Vincenzo, Vicenne, Selva, Valle Radice, Carnello; essi sono ottimi sotto ogni riguardo; fatta eccezione di qualcuno, tutti sono forniti di buona, separata abitazione per l’insegnante.”

 

 

 

 

 

Attualmente la scuola, intitolata ad Alberto La Rocca, è stata ristrutturata in un unico edificio e tutti i locali adibiti alle attività didattiche.

 

                                       Ricordando Alberto La Rocca

                                                                1932

                              

 

Alberto è fin da bambino legatissimo a mamma Filomena, una donna molto severa ma anche molto giusta nelle scelte che faceva e nei consigli che dava.